Riuso dei contenuti

Learning object
Scambiare risorse educative con altri studenti e docenti,reperirle on-line o crearne di nuove è ormai possibile attraverso i learning objects (Oggetti Didattici per l’e-learning).
Come valorizzare la potenzialità di Internet in ambiente educativo e formativo?
Ricorrendo agli Oggetti Didattici (in inglese Learning Objects).
Che cos’è un Oggetto Didattico (OD)?
Reperire in Internet risorse educative di cui l’insegnante o lo studente possano servirsi per studiare, autoformarsi o insegnare non è cosa semplice, anche perché le pagine presenti nel web aumentano sempre di più e i motori di ricerca forniscono informazioni soltanto sulle pagine web più superficiali di un sito, tralasciando quelle che l’utente raggiungerebbe se approfondisse la navigazione.
La progettazione di un OD, invece, è mirata a superare tali ostacoli tecnici e documentari. Un Oggetto Didattico è un blocco di apprendimento autonomo, coerente, unitario e riusabile che risponde a un singolo determinato obiettivo di apprendimento/insegnamento.
Un Oggetto Didattico è come una molecola
Una metafora aiuterà a capire meglio. Un Oggetto Didattico viene spesso paragonato a una molecola. Così come questa è composta da atomi (fatti di elettroni, protoni, quark, eccetera), ogni singolo Oggetto è costituito da varie parti (foto, testo, suono, grafica). L’insegnante è, quindi, il chimico che conosce le formule e la materia, ossia le tecniche e i metodi d’insegnamento ed è esperto della propria disciplina. In sostanza è in grado di utilizzare uno o più Oggetti, scomporli e crearne di nuovi.
Combinando insieme Oggetti diversi si possono realizzare percorsi di apprendimento diversi. Un docente può creare un iter di apprendimento/insegnamento legando Oggetti nell’ordine che soddisfa specifici obiettivi didattici e che meglio si adatta agli stili cognitivi e di apprendimento degli specifici allievi cui si rivolge.
Gli Oggetti Didattici, per la loro natura modulare, semistrutturata e flessibile sono di enorme supporto alla didattica individualizzata e possono quindi essere utilizzati così come sono oppure scomposti e i singoli elementi utilizzati per costruirne di nuovi.
La riusabilità innanzitutto
Da un punto di vista tecnico, invece, un Oggetto Didattico è progettato in modo da essere riusabile e interoperabile tra sistemi di gestione dell’informazione/formazione online diversi e su piattaforme diverse di e-learning. Ciò equivale a un notevole risparmio sia di tempo sia di denaro nello sviluppo di quasi ogni genere di corsi o risorse: gli OD possono coadiuvare il docente nella strutturazione del corso in presenza di alunni in classe oppure essere fruiti a distanza da solitari e autonomi corsisti (Lifelong Learning).
Unità d’informazione strutturata racchiusa in un oggetto
I tratti salienti di un Oggetto Didattico sono sostanzialmente intrinseci nelle due parole: ‘Learning’, comprende ovviamente la finalità ultima, ovvero costituire una unità d’informazione strutturata in modo tale che il fruitore, al termine della lettura/uso dell’Oggetto, abbia acquisito competenze, fatto esperienze, accresciuto il proprio bagaglio culturale; ‘Object’, l’utilizzo di tale termine è ereditato dal settore informatico e dalla sua Programmazione a Oggetti, disciplina dalla quale vengono mutuati anche altri termini come incapsulamento, classificazione, polimorfismo, ereditarietà, riuso.
Il primo tra questi è l’incapsulamento: un oggetto è una unità chiusa con uno strato esterno e un nocciolo interno. Il nocciolo interno è l’unità didattica. Lo strato esterno è invece non solo la descrizione sintetica del contenuto ma anche la descrizione del comportamento dell’Oggetto, ovvero chi l’ha fatto e ne ha il copyright, quali sono i requisiti tecnici che richiede, per quali utenti è previsto, quali competenze si acquisiscono al termine della fruizione. Tutte queste informazioni descrittive dell’oggetto sono detti metadati, dati informativi sui dati, e sono contenuti in una scheda di documentazione standardizzata
Il manifesto dei metadati
Tra i metadati degli OD vi sono ovviamente classificazioni secondo la disciplina, il formato, le dimensioni, oppure le finalità didattiche in cui ogni OD può essere meglio utilizzato, vale a dire per chi e quando; infine ogni OD dichiara nei propri metadata la graduatoria di facilità d’utilizzo. Tutte aggettivazioni e qualità descrittive dell’OD che ne costituiscono il manifesto esterno e leggibile da tutti e che hanno lo scopo di facilitare sia l’uso sia il riuso degli OD. Secondo le specifiche SCORM (Sharable Content Object Reference Model) versione 1.3, la scheda con i suddetti metadati deve essere codificata in linguaggio XML.
Un esempio di Oggetto Didattico, tratto da un repertorio di oggetti didattici canadese, CAREO (Campus Alberta Repository of Educational Objects), che attualmente ha 3.665 oggetti didattici, può aiutare a capire. L’oggetto (in inglese) si intitola “Chi ha ucciso William Robinson?”. Partendo da un fatto di cronaca, ovvero la discussa condanna a morte di un indigeno per l’omicidio di un nero americano in British Colombia nel 1868, l’Oggetto stimola l’alunno a ricostruire i fatti e offre una panoramica storica del tempo, con materiale vario, archivi dell’epoca, e molto altro.
La scheda metadata è allegata all’Oggetto e ne riporta le informazioni salienti: titolo, descrizione, data di creazione, autore, numero di accessi all’Oggetto ecc. L’Oggetto Didattico è molto articolato e, oltre a contenere un percorso molto ampio e strutturato, offre una guida all’uso per l’insegnante.
Un repertorio americano, invece, ESCOT (Educational Software Components of Tomorrow), mette a disposizione i cosiddetti assets (componenti minimi, gli ‘atomi’ di un OD) in modo che studenti e insegnanti ne possano usufruire per creare altri OD personalizzati. Il contributo degli insegnanti alla costruzione di questi assets è rilevante.
Un altrorepertorio americano, the Gateway to Educational Materials, sponsorizzato dall’US Department of Education, contiene 32.406 Oggetti Didattici. Anche in questo caso, l’oggetto didattico, indirizzato agli insegnanti di scuola secondaria è strutturato come una traccia per una lezione di biologia ed è corredato della relativa scheda metadata che lo documenta. Sempre in ambito americano, un altro repertorio, il Wisconsin Online Resource Centre, fornisce un altro esempio di oggetto didattico. In questo caso di tratta di una unità didattica sull’isola di Est Timor, contenente anche test di valutazione sui contenuti presentati. Il sito offre, inoltre, materiale esplicativo e consigli per gli insegnanti su come e perché utilizzare gli OD in classe. D’utilità anche la carta d’identità degli OD che offre un quadro dei loro ‘segni particolari….
In Europa intanto…
La panoramica, peraltro parziale, offerta sullo stato dell’arte americano e canadese è piuttosto promettente. Per quanto riguarda l’Europa, invece, si registra una certa lentezza, anche se sono molte le iniziative e le occasioni di discussione teorica. Il progetto internazionale “Celebrate” cerca di stabilire uno standard condiviso e una interoperabilità, oltre che a livello tecnico, a livello linguistico, date le molteplici lingue dell’Unione. Per esempio, il linguaggio di indicizzazione degli Oggetti Didattici è costituito dal Thesaurus ELR (vedi Il thesaurus ELR: pubblicata una nuova versione linguistica) mentre i campi della scheda metadata devono essere tradotti in una lingua di servizio condivisa dai partner, in questo caso l’inglese. Se possibile, l’Oggetto Didattico dovrà essere fornito nella lingua originale e in inglese.
Le opinioni dei teorici
Da un punto di vista teorico, la comunità educativa internazionale non è concorde sulla granularità (cioè sull’estensione) di un OD: per esempio, per alcuni un asset si configura come un Oggetto Didattico vero e proprio, per altri è solo un atomo e non ancora una molecola (Oggetto). Altro problema è la cornice pedagogica di riferimento di un Oggetto Didattico. Il paradigma di riferimento è generalmente il Costruttivismo, per cui l’apprendimento deve essere – e può avvenire solo se è – significativo per il discente, deve prevedere modalità di apprendimento per scoperta ovvero di learning by doing, deve avere un forte grado di interattività e la possibilità di fruire di percorsi individualizzati.
Altro nodo è l’esplicitazione di tali presupposti pedagogici, il modo in cui essi vadano comunicati e se sia veramente possibile parlare di ‘riuso’, prefigurabile, secondo alcuni, solo per gli Oggetti più atomici – gli asset, decontestualizzati e quindi “transituazionalizzati”.
Bibliografia
M. Morcellini La scuola della modernità. Franco Angeli
A. Calvani Manuale di tecnologie dell’educazione. ETS
G. Bettini, S. Garassini, B. Gasparini, N. Vittadini 2001 I nuovi strumenti del comunicare. Bompiani, Milano
Webgrafia
www.puntoeduft.indire.it
Object-oriented software design
Nell’imparare a distanza è più difficile insegnare le nozioni che i fatti. Ciò è particolarmente vero per l’insegnamento dell’analisi e il disegno del software object oriented, il quale è effettuato normalmente come un’attività di gruppo “asincronizzato”, cioè in tempi diversi tramite apprendimento a distanza con un software object oriented.
L’attività sincrona insidia uno dei benefici potenziali di imparare a distanza: la capacità di imparare in un dato tempo e luogo che è conveniente al principiante.
Il metodo object-oriented permette la pratica asincrona usando il metodo di CRC-card. Il metodo di CRC-card richiede ai gruppi di progettisti di mettersi nei panni di coloro che utilizzeranno i componenti del“disegno orientato”. Il metodo è inteso come un precursore al disegno di collaborazione in Internet.
Visto che più università si muovono per offrire corsi a distanza, è necessario fare attente considerazioni su come facilitare l’apprendimento, che è concentrato intorno alle abilità ed alla pratica di gruppo, piuttosto che a quella individuale.
Nell’imparare a distanza è più difficile, come dicevamo, insegnare le nozioni piuttosto che i fatti.
I fatti possono facilmente essere desunti via Internet o da altri materiali. L’acquisizione di abilità richiedono una certa pratica, e questa pratica deve essere controllata e corretta da un feed-back puntuale.
Le attività di gruppo sono difficili da controllare a distanza, e qualsiasi necessità
di attività sincrona insidia uno dei benefici principali dell’imparare a distanza, ovvero la capacità di imparare nel momento e nella località che è conveniente al principiante.
Il problema della progettazione di un corso a distanza è stato affrontato da molte università, tra cui quella della della Florida [1]che ha preso parte ad un’iniziativa di insegnamento a distanza che permette a chiunque di ottenere una laurea tramite l’insegnamento remoto, utilizzando un software object oriented..
Gli allievi che seguono tale programma guadagnano
gli stessi crediti e gradi di corso di quegli allievi
che completano i corsi ed i programmi effettuati direttamente nella città
universitaria.
È quindi necessario che l’esperienza di apprendimento sia
equivalente a quella di un corso centralizzato.
Per garantire tale equivalenza gli standard di insegnamento remoto prevedono alcune regole.
In primo luogo,ogni allievo è sotto il controllo di un mentor locale, che fornisce il supporto e le risposte sulle valutazioni.
In secondo luogo, una ricca e grande varietà di materiali didattici deve essere fornita tramite l’utilizzo di una tecnologia avanzata.
Per i corsi object-oriented, si è voluto che non si spiegasse solamente la teoria, ma anche i metodi di analisi e del disegno, dando agli allievi un’esperienza pratica su
problemi reali. Inoltre si è scelto che gli studenti, dovevano essere introdotti ai più
moderni software.
Molti corsi di informatica infatti, tendono a mettere a focalizzarsi puramente sulla tecnologia e a dare agli allievi l’impressione che generare il codice sarà la loro
preoccupazione primaria . Quando gli allievi si laureano, scoprono che la maggior parte del loro tempo è presenziare alle riunioni, comunicando con clienti e fare
presentazioni[2].
La soluzione che è stata adottata per ovviare a questo problema è stata di usare una simulazione, per introdurre un metodo, seguito dall’uso di attrezzi Internet-based creati su misura per il gruppo asincrono. Come dichiarato da Tinzman[3] ed altri, “imparare tramite la collaborazione procura enormi vantaggi agli allievi che non
Dispongono di un’ istruzione più tradizionale perché un gruppo può imparare a risolvere problemi meglio che un solo individuo “.
Esiste una preoccupazione sul fatto che il gruppo di studio a distanza abbia un minor rendimento confrontato a quello degli allievi”tradizionali”.
Esistono prove però che lo studio a distanza tramite programmazione object oriented possa essere allo stesso livello dello studio di classe[4].
In uno studio sull’uso del calcolatore come mezzo di insegnamento è risultato che il gruppo che impara tramite insegnamento remoto tende a parlare di meno, ma le sue discussioni hanno mostrato un rapporto pensante critico significativamente
più profondo[5]. Ciò probabilmente è collegato con il fatto che tali allievi possono meglio pensare alle loro risposte, essendo esenti dalle distrazioni che si presentano in un faccia a faccia in un’aula.
Metodo Della Scheda di Crc
Il metodo della scheda di
Classe-Responsabilità-Collaborazione (CRC)
ha come obiettivo di facilitare il pensiero nello sviluppo del software object-oriented. Nello sviluppo object-oriented una preoccupazione primaria è quella di identificare le classi di oggetti all’interno di un dominio e delle interazioni che accadono fra quelle categorie. Il metodo fa sì che un gruppo di sviluppatori si metta nei panni dello studente virtuale e analizzi gli oggetti e le loro interazioni, con lo scopo di sviluppare un buon modello object-oriented.
On-line collaboration usando la tecnica CRC
Avendo completato l’esercitazione di simulazione e sviluppata una certa comprensione del metodo e di come si esercita , è importante che gli allievi guadagnino un’esperienza pratica di funzionamento con altri allievi. Per questa parte dell’insegnamento ogni allievo sarà assegnato ad un piccolo gruppo che lavora ad un problema di disegno. Condurrà una sessione via Internet usando un sistema Web-based system. Ogni gruppo di allievi avrà loro propria Web board. Dovranno generare dei messaggi ed inviarli per consentire a ciascuno del gruppo di vederli. Una sessione di CRC-card allora comincerà con le discussioni che sono effettuate in modo asincrono. Hand ed altri descrivono ricerche su prototipi che forniscono una base per sviluppare un tool Internet based di sostegno nelle CRC-Cards. In questo lavoro, la ricerca inizialmente è stata effettuata usando i sistemi di text-messaging. È stato concluso che l’uso di un’interfaccia utente grafica era necessario per ridurre il carico cognitivo degli utenti che facevano questa operazione.
Concludendo, i corsi object-oriented per imparare a distanza stanno diventando sempre più popolari in molte università, ma sempre nuove soluzioni sono necessarie per fornire una buona esperienza pratica per gli allievi che non hanno la possibilità di assistere ai corsi in classe.
Bibliografia
1. “Supported Distance Learning from Florida State
University”. March, 1999.
http://connected2.fsu.edu/2+2/
2. Wilhelmsen, S., Åsmul, S., Meistad, Ø.,
“Psychological Theories; A brief survey of the
changing views of learning: Constructivism”. July,
1998.
http://www.uib.no/People/sinia/CSCL/web_struktur
-836.htm
3. Tinzmann, M.B., Jones, T.F., Fennimore, J.,
Bakker, C., Pierce, J. “What is the Collaborative
Classroom”. 1990.
http://www.ncrel.org/sdrs/areas/rpl_esys/collab.htm
4. Forman, E.A., Cazden, C.B., “Exploring
Vygotskian perspectives in education: The
cognitive value of peer interaction. In J.V. Wertsh
(Ed.), Culture,Communication and Cognition:
Vygotskian Perspectives. New York: Cambridge
University Press.
5. Newman, D. R., Johnson, C, Cochrane C, and
Webb, B. “An experiment in group learning
technology: evaluating critical thinking in face-toface
and computer-supported seminars”
Criteri d’accessibilità
web per i disabili
Particolare attenzione è stata rivolta recentemente all’accessibilità dei disabili ai siti Web della Pubblica Amministrazione. L’AIPA, attraverso il Gruppo di Lavoro sull’Accessibilità e Tecnologie Informatiche nella Pubblica Amministrazione, ha prodotto una prima bozza di normativa, che va nella direzione di adottare integralmente le raccomandazioni emesse in materia dal World Wide Web Consortium (W3C).
In generale i siti progettati attualmente utilizzano stili di presentazione altamente interattivi e a forte contenuto multimediale. Questi siti sono cioè progettati per utenti che non hanno limiti fisici, e dunque sono in grado di interagire attraverso dispositivi che richiedono movimenti manuali fini, né hanno limiti sensoriali, e dunque privilegiano presentazioni di tipo multimediale.
Per valutare il livello di accessibilità di un sito già realizzato possono essere utilizzati appositi strumenti software che consentono di verificare automaticamente il rispetto delle condizioni basilari dell’accessibilità. Questa attività permette di correggere errori nella progettazione e nello stile di presentazione e riguadagnare a posteriori la piena accessibilità del sito.
Accessibilità è una parola relativamente nuova che è comparsa solo da alcuni anni nel web. L’idea è: rendere universale l’accesso a internet. L’obiettivo è di eliminare o almeno abbassare tutte le barriere che impediscono, ancora oggi, a milioni di persone di accedere a questo strumento: le persone con disabilità di qualsiasi natura ed entità, e gli utenti con versioni molto vecchie di web browser.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il decreto presidenziale concernente il Regolamento di attuazione della Legge n. 4 del 2004, volta a favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici il DPR chiarisce e norma i criteri e i principi operativi ed organizzativi in merito all’accessibilità, definendo le modalità della valutazione, i criteri per l’eventuale partecipazione del richiedente ai costi dell’operazione, il logo da utilizzare per chi è in possesso dei requisiti, le modalità con cui può essere verificato il permanere del requisito.
Il Regolamento definisce i seguenti aspetti:
la distinzione tra verifica tecnica dell’accessibilità e verifica soggettiva; il rilascio del logo che qualifica l’accessibilità dei siti e del materiale informatico; le verifiche che CNIPA svolge sui soggetti pubblici e privati sul mantenimento dei requisiti.
Il corretto uso di tecnologie e ausili può oggi contribuire in maniera determinante all’autonomia di queste persone, favorendone la partecipazione sociale, l’accesso alla cultura e alle attività ricreative, l’integrazione lavorativa e l’indipendenza economica.
La scuola e l’università sono istituzioni che coinvolgono, a diverso titolo e in maniera trasversale, ampie fasce della società (studenti, genitori, insegnanti, aziende fornitrici di ausili e tecnologie). Per questo motivo deve affrontare il problema dell’accessibilità con pragmatismo e nel rispetto dei principi ispiratori.
Gli obbiettivi di questa sezione sono quelli di :
informare sui principali strumenti e tecniche dell’accessibilità; definire le basi per l’analisi dei siti web, fornendo consigli e suggerimenti personalizzati.
Si segnalano come risorse fondamentali il Progetto Porte Aperte sul Web dell’Ufficio Regionale per la Lombardia – MIUR e Fondazione ASPHI onlus.
Comprendere direttamente come un cieco o un ipovedente percepiscono lo schermo è la cosa più utile per poter pensare e trovare soluzioni per l’accessibilità di un sito web.
COME SI REALIZZA UN SITO WEB ACCESSIBILE
-POCHE, SEMPLICI, FONDAMENTALI REGOLE PRATICHE-
· Separare Contenuto, Struttura Presentazione
· I fogli di stile
· Testo alternativo
· Specificare la lingua
Non è nostra intenzione elencare tutte le regole che bisogna seguire per fare un sito perfettamente accessibile. Ci limiteremo a spiegarne solo alcune. La selezione è stata fatta con un occhio alle linee guida WAI e con l’altro agli errori più comuni che abbiamo trovato nei siti web scolastici.
L’obiettivo che ci prefiggiamo è di far diventare accessibili i siti, attraverso alcune semplici modifiche.
Non è richiesta alcuna conoscenza specifica o tecnologica particolare, solo alcune elementari nozioni di html.
SEPARARE CONTENUTO, STRUTTURA E PRESENTAZIONE
Uno dei princìpi generali più importanti dell’accessibilità recita che bisogna sforzarsi di separare i contenuti dalla struttura e dalla presentazione. Cosa vuol dire esattamente?
Il contenuto sono le parole, le immagini ecc.
La struttura è la gerarchia che esiste tra gli elementi all’interno della pagina
La presentazione si riferisce allo stile con cui il documento è visualizzato
Ipotizziamo di voler realizzare una pagina web contenente il testo della Divina Commedia. Abbiamo la necessità che essa venga visualizzata nel seguente modo che stabilisce una gerarchia tra le sue varie parti (titolo dell’opera, nome del libro, canto ecc).
-inizio dell’esempio-
La Divina Commedia
Inferno
Canto 1
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura,
ché la diritta via era smarrita….
Canto 2
……….
-fine dell’esempio-
I FOGLI DI STILE
Un modo più efficace degli headers per separare il contenuto dalla presentazione è quello di usare i fogli di stile. Pochissimi siti li usano. Eppure sono uno strumento facile, flessibile e soprattutto una tappa obbligata per conseguire il livello minimo di accessibilità.
Vediamo brevemente cosa sono.
I fogli di stile sono file esterni alle pagine create, in cui sono raggruppati tutti gli elementi che permettono di definire lo stile di tutte le pagine. Tornando al nostro esempio, sarà necessario avere due file distinti: uno che contiene il codice html (colonna centrale) e un altro che è il foglio di stile.
Cosa c’è nella pagina html?
Nel tag head bisogna richiamare il foglio di stile.
Inoltre ogni elemento del body contiene il riferimento ad un determinato tag oppure ad una determinata classe, cioè una tipologia di carattere .

Cosa c’è nel foglio di stile?
C’è la descrizione delle caratteristiche dello stile di ogni tag e di ogni classe.
In questo modo, possiamo dire di isolare il contenuto che è nella pagina html, dalla presentazione che è nel foglio di stile
Esempio di visualizzazione di pagina html con relativo codice e foglio di stile
visualizzazione La pagina html (il solo contenuto) e l’associazione al foglio di stile Il foglio di stile associato e denominato stiledante.css (la sola presentazione)
Come puoi notare nel foglio di stile viene specificata la formattazione del tag e di 3 classi a cui sono stati assegnati i nomi di “principale”, “libro” e “canto”. Le differenze tra di loro sono minime, solo il tipo di font-family o il font-size.
In pratica il foglio di stile raggruppa tutte le caratteristiche di formattazione che dovranno avere le varie parti di una pagina web.
Questo è un esempio molto semplice di uso di un foglio di stile. Uno strumento molto usato nel web e indispensabile per la realizzazione di siti accessibili.
Infatti associando una stessa pagina html a fogli di stile differenti è possibile ottenere delle visualizzazioni differenti.
L’esempio che abbiamo fatto è di foglio di stile cosiddetto “esterno” perchè esso è staccato dal codice html della pagina. E’ anche possibile fare fogli di stile “interni” alla pagina. Essi sono collocati all’interno del tage gli stili definiti vengono applicati solo a quella pagina. TESTO ALTERNATIVO Questo è uno dei punti più caldi in assoluto! Il WAI lo mette al primo posto e anche noi abbiamo visto che è il vero tallone d’Achille dei siti scolastici. Abbiamo detto che la nostra pagina web deve prevedere la possibilità di essere letta dai Browser vocali . Fin quando incontrano testo, nessun problema! Ma quando si trovano di fronte ad una immagine non accessibile cosa fanno? Semplicemente non la leggono, la saltano. Ecco perchè bisogna fornire equivalenti testuali al contenuto dell’immagine. Tecnicamente, si deve inserire nel codice una descrizione alternativa appositamente progettata e indicata. essa non può essere in alcun modo compresa da un non vedente. Il contenuto dell’immagine non può essere trasmesso. Il codice non contiene informazioni inerenti l’immagine che il browser vocale possa trasmettere. Ecco perchè e’ necessario quindi, fornire un equivalente testuale di descrizione. Questa funzione viene assolta da un attributo specifico del tag img. Questo attributo importantissimo è chiamato descrizione alternativa, quello che si chiama comunemente “alt”.Più che la descrizione dell’immagine, è più corretto dire che bisogna descrivere la funzione a cui l’immagine assolve. Così se ha solo funzione grafica, l’alt corretto sarà ad esempio “Logo Pincopallino”. Se invece l’immagine ha anche funzione di link alla home page allora l’alt corretto sarà “Logo. Collegamento alla Home Page”. SPECIFICARE LA LINGUA NATURALE DEL TESTO Quindi un sito per poter essere definito accessibile deve poter essere letto dai cosiddetti Browser vocali. Questi dispositivi creano una voce sintetica, hanno quindi bisogno di sapere la lingua del documento. Ecco perchè bisogna modificare il tag che trovi in cima alla pagina, aggiungendo una indicazione della lingua. Nel caso in cui, il tuo testo contenga dei cambi di linguaggio, li devi segnalare ogni volta. Poniamo il caso di un documento scritto in italiano che contenga dei termini inglesi. In tal caso si deve inserire in cima alla pagina l’indicazione che la lingua prevalente è l’italiano, come suesposto, poi, in corrispondenza di ogni termine in lingua diversa dall’italiano, ne devi specifcare la lingua. In questo modo, il browser vocale, rispetterà il cambio di pronuncia in corrispondenza di ognuna delle parole straniere contenute nel testo Per superare un test d’accessibilità il Requisito numero1 è: Realizzare le pagine e gli oggetti al loro interno utilizzando tecnologie definite da grammatiche formali pubblicate, nelle versioni più recenti disponibili quando sono supportate dai programmi utente. Utilizzare elementi ed attributi in modo conforme alle specifiche, rispettandone l’aspetto semantico. Cercheremo di riassumere ora un piccolo elenco di consigli su come migliorare l’accessibilità dei siti internet. LE IMMAGINI E I LINK Tutte le immagini devono avere sempre la descrizione alternativa.I link, soprattutto se conducono a pagine esterne al vostro sito devono avere all’interno del tag I CONTENUT Dividete i contenuti che riguardano i servizi dal resto. E’ difficile fare un sito che sia interamente accessibile. E’ impossibile che pagine fatte dagli studenti e che volete pubblicare lo siano. Cercate però di garantire sempre l’accessibilità delle pagine che assolvono a funzione di servizio. Basta un’home page, una di descrizione della scuola e una per i servizi al pubblico, con le comunicazioni più importanti, ad esempio. Se proprio non è possibile, fate in modo che le pagine di servizio non accessibili, dispongano di una seconda versione accessibile a cui l’utente può accedere. I suoni e le animazioni collegati alle pagine sono il punto più critico dell’accessibilità! Non usateli: soprattutto nella home page! O almeno lasciate all’utente la possibilità di escluderli . Pensate che ogni volta che l’utente visita il vostro sito si deve sentire la musica di sottofondo o assistere all’animazione. Se inoltre è disabile e visita la pagina con un browser vocale, sarà totalmente ostacolato nella navigazione. LE TABELLE Usatele il meno possibile. Sappiate che dovrebbero essere usate solo per contenere dati e non per impaginare la vostra pagina web, però se vengono usate con cura possono anche essere utilizzate come contenitore degli oggetti della vostra pagina. Vediamo come. Tabelle di dati Le tabelle che contengono i dati, per essere accessibili devono contenere: la descrizione della tabella (il CAPTION) che comparirà come didascalia della stessa; un riassunto del contenuto della tabella (il SUMMARY) che non verrà visualizzato ma solo letto dal browser vocale; l’intestazione delle colonne (gli HEADERS). I tag e i loro usi sono illustrati nell’esempio seguente. Di seguito trovi anche il codice html corrispondente (l’esempio è preso direttamente da un documento WAI) Esempio di tabella dati accessibile (visualizzazione) Esempio di tabella dati accessibile (codice html associato) summary=”Questa tabella mostra il numero di tazze di caffè bevute da ogni senatore, il tipo di caffè e la presenza di zucchero”>

Tazze di caffe consumate dai senatori

…..
In questo modo, un browser vocale leggerà la tabella in questo modo:
Caption: Tazze di caffè consumate dai senatori.
Summary: Questa tabella mostra il numero di tazze di caffè bevute da ogni senatore, il tipo di caffè e la presenza di zucchero…
Tabelle per la struttura della pagina (chiamate anche tabelle di layout)
E’ possibile usare le tabelle per contenere oggetti anzichè dati, senza per questo peggiorare l’accessibilità della pagina. E’ comunque necessario adottare alcuni accorgimenti.
Non si deve assolutamente costruire tutta la pagina con un’unica tabella. Alcuni dei siti analizzati contengono pagine che sono composte da un’unica tabella contenente all’interno altre piccole tabelle e ogni casella contiene immagini, testo, gif animate eccetera. Questo è un uso assolutamente non accessible.E’ invece accessibile usare anche diverse tabelle di layout nella stessa pagina, purchè staccate fra loro. Questo migliorerà anche il tempo di caricamento della pagina, dal momento che il browser visualizza solo quelle tabelle di cui ha completato il caricamento. Fate in modo che i contenuti di una stessa tabella siano omogenei, riguardino cioè lo stesso argomento. I contenuti della tabella devono esser disposti in modo che abbiano senso qualora vengano letti in maniera linearizzata per colonne o per righe.
I FRAME
Sono uno strumento usatissimo nella costruzione dei siti. Purtroppo sono anche la principale causa che ne compromette l’accessibilità. Vanno usati il meno possibile. Rendere accessibili delle pagine con i frame spesso risulta più complicato di crearne delle copie prive di frame. Se proprio non potete farne a meno, ecco le regole elementari da seguire per contenere i danni all’accessibilità del vostro sito scolastico…
Il frameset e tutte le pagine che lo compongono devono avere l’attributo “title” che aiuti il navigatore nella navigazione.
Inserite sempre il tag “noframe” che segnala ai browser che non possono visualizzare i frame (vecchi o incompatibili) come comportarsi.
Potete inserire un testo oppure direttamente un a:href ad una pagina senza frame. In questo caso ricordatevi di associarvi il tag title di descrizione del link.
Le pagine che formano il frameset devono essere pagine html. All’interno, poi, eventualmente metteteci le immagini (con l’alt). Nessun frame deve far riferimento diretto ad una immagine (in pratica non usare mai src=”*.gif”).
CHI RIGUARDA L’ACCESSIBILITÀ
-CHI SONO I SOGGETTI COINVOLTI-
Gli utenti; I mediatori; I fornitori
L’accessibilità è un argomento che coinvolge l’intera società. Le persone con differenti abilità sono le prime che dovrebbero giudicare se essa merita l’appellativo, di “società civile”. Se è vero che Internet, è da alcuni anni, una delle sue dimensioni, è altrettanto vero che la rete deve dimostrare di riuscire a raggiungere tutte le persone indipendentemente dalle loro abilità. E’ una sfida che riguarda tutti, ma è particolarmente sentita per i cosiddetti servizi a carattere pubblico a cui la scuola appartiene a tutti gli effetti.
La tecnologia che ha permesso la nascita di internet ha prodotto anche moltissimi strumenti utili perchè sia accessibile. Alcuni di questi sono sofisticatisssimi, ma quelli che permettono di raggiungere il livello minimo di accessibilità di un sito sono tutti, quasi banali. Sta unicamente al progettatore, amministratore e sviluppatore di sito avere la sensibilità necessaria per applicarli. Dimostrando, così di capire che quello che sta realizzando è, (e deve essere) prima di tutto un servizio per tutti.
In questa sezione cercheremo di parlare dei soggetti coinvolti nello sviluppo e applicazione dell’accessibilità.
GLI UTENTI. Le persone con differenti abilità
Il loro inserimento sociale è influenzato anche dalle possibilità d’utilizzo delle nuove tecnologie e della rete. Allo stato attuale, tuttavia, sono pochi gli esempi di siti progettati e realizzati secondo criteri che ne permettano l’accesso anche a utenti con differenti abilità.
Il problema dell’accessibilità dei siti web è molto attuale e sentito in tutta la rete, dal momento che coinvolge anche una categoria di utenti molto seguita dagli studiosi di marketing: gli anziani.
I MEDIATORI. Il mercato tecnologico
L’accessibilità non riguarda solo il mondo delle persone differentemente abili ma è un settore molto importante per altri motivi. Possiamo prendere come esempio l’interfaccia vocale del navigatore satellitare attualmente in dotazione a molte autovetture, oppure il sistema informativo ferroviario oppure ancora il centro di customer service di un operatore telefonico. Il dispositivo di sintesi vocale presente in tutti questi sistemi (denominato IVR Interactive Voice Response ) è un diretto discendente di alcuni ausili tecnologici inizialmente progettati e sviluppati per utenti con deficit visivi.
Questo è forse l’esempio più eclatante di come la ricerca tecnologica nel campo dell’accessibilità possa sviluppare sistemi sfruttabili anche da un punto di vista commerciale.
I FORNITORI. L’amministratore di sito web
L’analisi dei siti rivela una certa propensione all’inserire molti elementi grafici con l’intento di rendere piacevole l’aspetto del sito. L’idea è sicuramente meritevole, peccato però che molti di questi segni grafici (gif animate, animazioni flash ecc), oltre a richiedere, spesso, molto lavoro per realizzarle, compromettono in maniera irreversibile l’accessibilità di tutto il sito. La domanda sorge, quindi spontanea: perchè spendere 3 giorni di tempo per creare una animazione in flash per “infiocchettare” il sito quando si potrebbe nello stesso tempo e con una progettazione più semplice migliorarne la funzione di servizio a carattere pubblico? Lasciamo a voi l’immaginazione delle possibili ipotesi.

Farhad Pezeshki

Giornalista e traduttore libero professionista.